Incontro con Vito Cimmarusti “Cimar”, Poeta dell’Amore Universale

Vito Cimarrusti

Vito Cimmarusti

Oltre 155 Premi Internazionali e non, attività letterarie, didattiche e giornalistiche che svolge da anni con amore e dedizione fanno di Vito Cimmarusti un uomo che sta dedicando la sua vita all’Arte. Il significato della parola «arte» non è definibile in maniera univoca ed assoluta. La sua definizione è variata nel passaggio da un periodo storico ad un altro, ma certamente Vito Cimmarusti e’ degno rappresentante dell’arte del nostro tempo.

 

COSA E’ PER LEI LA POESIA?

“Se mi chiedono in modo improvviso cos’è per me la poesia, devo confessare che non lo so, perché ho bisogno di riflettere a lungo per rispondere; ma se chiedono alla mia poesia chi sono io, la comprenderanno in poco tempo. Per me, infatti, la poesia è una serie di spiegazioni di vita, che svaniscono dietro orizzonti troppo rapidi, per consentirmi di esprimerle in versi.

Per me la poesia è una continua ricerca di parole e sillabe da scagliare contro le barriere dell’ignoto e dell’ inconoscibile; è una magica scrittura creativa che spiega come si formano gli arcobaleni e perché scompaiono. La poesia per me è anche un insieme di sentimenti passionali: quando la passione emotiva mi travolge, mi affido alle parole; se queste non bastano, ai sospiri; se neppure i sospiri servono, li canto in versi lirici.
La poesia per me è una forza interiore dirompente, che subito commuove Cielo e Terra; ciò che desta nei demoni e negli impalpabili dei sentimenti di compassione; ciò che addolcisce il legame tra uomo e donna e rende mite l’animo del guerriero. Per me la poesia è il più grande sentimento d’amore, che pervade l’essere umano: in sintesi, è un’allegoria che si rivolge alla vita interiore, rimanendo nascosta alla comune comprensione”

QUALI MESSAGGI E SENSAZIONI VUOI TRASMETTERE ?

“Messaggi immediati di non violenza, ma di pace interiore, volere la pace non basta semplicemente voler dire “voglio la pace” o “vivo in pace”; ma significa soprattutto lottare contro l’indifferenza, che è nei cuori umani e nelle azioni malvagie. Significa impegnarsi nella famiglia, nella strada, nei posti di lavoro, a combattere con tutto il cuore la violenza socio globale.
La più brava persona di questo mondo non può rimanere in pace, se non piace al cattivo vicino. Dove gli uomini godono la pace, ne sono debitori o per i loro reciproci affetti o per i freni imposti dalle leggi. La prima condizione per la pace sociale è che i ricchi si rendano conto dell’ impotenza dei poveri e che i poveri siano consapevoli della loro debolezza socio culturale. Il desiderio di pace è antico quanto l’uomo; ma cosa tutta moderna è il pacifismo, in quanto idea tutta politica, dotata di una finalità propria e autonoma, aderente ad una certa situazione storica e organizzata in forme pratiche di attività.
Non può esserci pace interiore, se non proviamo sensazioni d’amore l’uno per l’altro, verso il prossimo e verso Dio. Attraverso la poesia d’amore e l’amore per la poesia sono in costante ricerca di trasmettere sentimenti e valori sani, ormai in via di estinzione, ma che sono alla base di una vita pacifica. Per quasi l’intera vita non ho mai smesso di comunicare, in poesia e in prosa, le storture sociali, le strane sensazioni del disamore, le scene mutevoli delle folli stagioni. Ho scritto a sufficienza delle ombre lunari e delle semioscurità solari a causa dell’ inquinamento atmosferico, della contaminazione naturale, del surriscaldamento globale.
E’ giunto il tempo di prestare ascolto ai saggi poeti.”

A CHI SONO RIVOLTE IN MODO PARTICOLARE LE TUE POESIE ?

“Le mie poesie sono liriche denunce, dirette in maniera speciale ai ceti politici e bancari, da sempre intoccabili, che con i loro privilegi economici soffocano sul nascere le giuste aspirazioni delle fasce sociali deboli, sempre più distaccate dai Palazzi di Potere. Le mie metafore poetiche sono frecciate, mirate al quotidiano spettacolo indecoroso e vergognoso di politicanti corrotti e corruttibili: gli uni erano pitocchi e sono ricchi, gli altri erano ignobili e vanno per la maggiore; alcuni si sono addirittura costruiti dimore più sontuose di pubblici edifici. I politicanti sono uguali dappertutto, sia in basso che in alto: promettono di costruire ponti laddove non ci sono fiumi.
Le mie poesie sono nate povere di spirito e vivranno povere, perché sono state e verranno scritte in modo onesto, unicamente per difendere gli “ultimi” del genere umano. Le mie poesie mirano soprattutto a contrastare gli abusi dei poteri forti, che maneggiano i soldi dei contribuenti attraverso un fisco vessatorio.
Oggi, il morire non appartiene più a colui che muore, ma a coloro che occupano posizioni di potere (politici, banchieri, medici, ecc.), a coloro che controllano e decidono la vita e la morte altrui. I rappresentanti forti dello Stato, escluse poche eccezioni, essendo al riparo degli imperativi dettati dalle leggi economiche e dalle Istituzioni, distribuiscono le morti, quella fisica, quella psicologica, quella economica, quella culturale, quella sociale, quella politica. E’ chiaro che sostanzialmente l’uso simbolico del morire appartiene al Potere, questo potere dai mille volti, centrale e periferico, insidioso, tentacolare, anonimo”.

QUALE IL MOTTO DELLA TUA VITA ?

Il motto della mia vita è stato e resterà sempre “VIVI E LASCIA VIVERE”, da molti spesso abusato o applicato con uso improprio.
Nel mio campo delle attività didattiche, letterarie e giornalistiche, esso ha una particolare valenza nel mio modo sociologico di intendere il vivere umano. La vita misteriosa di ogni creatura è un dono prezioso da custodire e preservare dalla violenza psico fisica dei propri simili, dediti a tessere la ragnatela dell’ interesse economico.
L’amor proprio del singolo essere umano si accorge di tanto in tanto di avere un cuore sensibile e che per esso il vivere è poco più del respirare.

Invece il respirare, nel fondo di questa valle di lacrime, è succhiare lo spazio infinito e, dopo appena un attimo, restituirlo all’Universo. Chi non è portato a considerare la vita come valore , è proprio colui che l’apprezza di più. Sotto tale punto di vista è certo che l’uomo saggio usa bene il suo cuore senza, però, provare mai attaccamento. Non si lavora più con il sudore della propria fronte; ma si vive in una perpetua usura di nervi, dovuta a ritmi troppo rapidi, ad una troppo stretta vicinanza alla folla, a rumori troppo acuti e lancinanti, a continue difficoltà che risultano essere veri e propri soprusi.

Non puoi fare la vita come tu vorresti. Almeno tenta quanto più puoi di non svilirla troppo, nell’assiduo contatto della gente, nell’assiduo gestirla e nelle ciance. Non la svilire a furia di recarla cosi sovente in giro e con l’esporla alla dissennatezza quotidiana di rapporti sinchè diventi una straniera uggiosa. Sotto l’aspetto emotivo siamo diventati delle larve.
Della nostra vita tutto è programmato, previsto, controllabile; però non dobbiamo aver paura di amarla, di abbracciarla, di affrontarla senza rete di protezione. Non si lascia vivere chi è intorno a noi, calpestando i suoi sentimenti, muovendosi in una nube di presuntuosa ignoranza, vivendo schiavi di questo o quel vizio egoistico, spendendo e sciupando il tempo come se avessimo a disposizione un milione di anni”

Chiara Fici.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...