Impiegati pubblici…attenti…suona l’inno d’Italia

 

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di S.L.J.

C’era una vecchia gag di un comico (perdonatemi ma non ricordo il nome) che raccontava come avvenissero i rimpasti di governo. Tutti si sedevano attorno a un tavolo, un corazziere faceva partire l’inno d’Italia e i politici cominciavano a girare attorno al tavolo. Quando la musica veniva staccata, tutti si risedevano.

Un’immagine comica, certamente, ma di un’atroce attualità. Non solo a livello di governo, per il quale è stata travolta anche la Costituzione nel suo affermare che “il popolo è sovrano” e che “il governo viene eletto dal popolo”, ma anche più semplicemente a livello della pubblica amministrazione.

Nulla di più scoraggiante, se si pensa che la media dei dirigenti non è assolutamente preparato per i compiti che deve svolgere. Compiti per i quali incassa fior di quattrini con la famosa “indennità di raggiungimento dell’obbiettivo”; indennità costruita tuttavia sul lavoro degli impiegati, la cui gratifica è ridotta ad un FUA (Fondo Unico di Amministrazione) dato a pioggia e che tiene appena conto delle assenze. Insomma, l’impiegato c’è o non c’è, lavora o non lavora, si assicura una porzioncina di “dolce” alla faccia di tutti quanti.

Soprattutto alla faccia di chi lavora sul serio; si signori, gli impiegati che lavorano sono più di quelli che dedicano le giornate alle loro personali attività, come le telefonate ad amici e parenti; interminabili pause caffè a cui seguono la pausa aperitivo che precede la pausa pranzo; passeggiate lungo i corridoi dedicate alle pubbliche relazioni con i resoconti della cena con gli amici o del week end in montagna. Ma questi fannulloni fanno certamente più notizia rispetto a chi, dalla mattina, si siede a una scrivania e si alza solo per le necessità fisiologiche e per un panino veloce per pranzo.

Credete forse che i dirigenti prendano misure verso gli impiegati oziosi? No! Assolutamente! Come potrebbero mai, considerando che anche tra loro ci sono soggetti che, con cardinalizio incedere, arrivano in ufficio a mattinata abbondantemente inoltrata e, come in molte occasioni ho avuto modo di constatare a mio personale discapito, si concedono agli appuntamenti fissati con vergognosi ed ingiustificati ritardi.

Purtroppo esiste un diritto alla privacy a causa del quale mi è impossibile fare i nomi di questi “signori”; certo è che nei Ministeri, ahimé, si segue pari pari il sistema “Inno d’Italia” quando si tratta di riassegnare gli uffici. Senza tenere in alcun conto le (in)capacità soggettive; senza tenere in alcun conto neppure che a pagare la loro indolenza, verso gli utenti, saranno gli impiegati che, con dignità e un’ottima dose di amor proprio, si applicano affinché l’amministrazione non venga vista come un vecchio e pigro drago addormentato.
Purtroppo i tagli previsti non comprendono licenziamenti in tronco tanto per i dirigenti incapaci quanto per il nullafacenti. I secondo sono i servi dei primi, quindi sono ben protetti; e i primi a loro volta sono tutelati da chi, con lettere ampollose e mendaci, li ha aiutati a raggiungere quei gradini che altrimenti non sarebbero stati capaci di salire neppure a quattro zampe.

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