II Questore del Vaticano Dott. Enrico Avola ringrazia Papa Francesco

Enrico Avola

Enrico Avola

L’intervista di Maria Antonietta Piscitelli  al Questore Dott. Enrico Avola, Dirigente dell’Ispettorato di P.S. “Vaticano”, che lascia il servizio per limite di età, dopo due anni e mezzo di attività in sede.

Sembra un fiume in piena il flusso dei pellegrini che,  ogni mercoledì,  scorre in Piazza San Pietro alle udienze di Papa Francesco, anche se è storia di tutti giorni il transito di migliaia di turisti e fedeli che danno un bel da fare agli agenti dell”Ispettorato di pubblica Sicurezza “Vaticano”.  Erede di Benedetto XVI, che ormai stanco e debilitato aveva dato le dimissioni, Jorge Mario Bergoglio, 266° Papa,  ha ricalcato il percorso del suo predecessore con uno stile tutto suo: fermo e deciso nell’affrontare i problemi,   semplice e modesto nel modo di vivere e di porsi agli altri.   Parallelamente al successo di Papa Francesco,  che propaga pace e fratellanza fra i
popoli, un’oscura forma di potere volta al “male”, già costola di Al Qaeda si sta espandendo a livello internazionale in modo tragicamente clamoroso: l’Isis. Secondo alcuni studiosi uno degli obiettivi di questa organizzazione criminale è quello di distruggere San Pietro, simbolo della cristianità. L’ipotesi, già paventata all’indomani dell’11 settembre 2001, è tornata prepotente da quando il nuovo Stato Islamico ha diffuso pubblicamente alcuni video della sua cruenta follia.  La strategia del terrore messa a punto da Al Qaeda negli anni passati, appare fiacca rispetto a quella dei seguaci del Califfato che sgozzano i “nemici” come se fossero maiali,  e minacciano la stessa sorte agli alleati degli Stati Uniti e agli occidentali.   In Italia, dove sbarcano migliaia di immigrati provenienti dalle aree dove operano i Jihadisti,  l’idea di viaggiare su mezzi pubblici,  di sostare nelle stazioni ferroviarie,  di visitare le città più belle del Paese,  in particolare Roma dove ha sede il Vaticano, fa preoccupare come ai tempi post 11 settembre.   Si parla di rinforzi della sicurezza presso tutti gli obiettivi a rischio e in particolare a San Pietro, dove transitano migliaia di persone tra cui anche Capi di Stato, personaggi politici e della diplomazia internazionale.  Cosa c’è di fondato in tutto questo allarmismo? Sua Santità non vede e non sente ciò che può distoglierlo dalla sua missione e, come un carro armato cingolato,  va avanti per la sua strada esorcizzando la paura della gente che vive o viene in Italia e in Vaticano.  Già dai primi giorni del suo Pontificato circolava voce che Sua Santità non gradisse la presenza di “angeli” in divisa attorno a sé.  E’ vero? Nel film di Nanni Moretti “Il Papa buono” Papa Giovanni XXIII eludeva i suoi “controllori” uscendo di  soppiatto perché voleva confondersi tra la gente e toccare con mano ciò che avveniva nel mondo. Chissà se Papa Francesco ha mai pensato o fatto una cosa del genere (crederlo, però, piace)  ma è improbabile perché  le sue uscite ufficiali  mettono in moto un apparato di sicurezza che vede in prima linea l’Ispettorato di P.S. “Vaticano”,  che,  con i suoi 150 poliziotti,  diretti dal Dirigente Generale Dott. Enrico Avola,  si occupa essenzialmente della protezione del Santo Padre sul territorio italiano,   della sicurezza  di Piazza San Pietro e di altri siti vaticani.

 

Dott. Avola, quando è nato  l’Ispettorato di P..S. “Vaticano” e quali compiti svolge?

Il 15 marzo del 1945 fu istituito l’Ufficio Speciale di P.S.  di San Pietro, con Decreto del Ministro dell’Interno pro-tempore. Nel corso dei settant’anni di vita, quest’Ufficio ha subito variazioni della denominazione passando da Ispettorato Generale di P.S. presso il Vaticano all’attuale Ispettorato di P.S. “Vaticano”, mantenendo però invariati i propri compiti: attività di protezione del Sommo Pontefice sul territorio nazionale e vigilanza dei sacri palazzi della Città del Vaticano.

Un tempo l’accesso nella basilica di San Pietro era libero. Da quando sono presenti apparecchiature radiogene  e  metal-detectors sotto  il colonnato della piazza?

Le apparecchiature sono state installate dopo l’attentato alle Twin Towers di New York per la sicurezza della Basilica di San Pietro e in occasione di eventi che vedono la presenza del Santo Padre nell’omonima piazza.

Qual è la differenza dei compiti tra voi, la Guardia Svizzera Pontificia e il Corpo della Gendarmeria Vaticana? Ci sono mai stati conflitti di competenze fra voi?

La Guardia Svizzera è costituita da militari. Può essere definita come il piccolo esercito dello Stato Vaticano e contribuisce alla sicurezza della Città del Vaticano e alla protezione del Papa durante i viaggi all’estero. Svolge anche compiti di rappresentanza. Il Corpo della Gendarmeria è la polizia dello Stato del Vaticano. Si occupa della sicurezza interna e della protezione al Santo Padre nei viaggi all’estero e in Italia,  dove agisce in sinergia con il personale dell’Ispettorato di P.S. “Vaticano” e con le autorità locali. Non ci sono mai stati conflitti di competenze fra noi, anzi c’è sempre stato il massimo rispetto e la più ampia collaborazione  perché le nostre attività confluiscono in un unico fine: la sicurezza.

Gli uomini dell’Ispettorato devono avere una preparazione specifica per i servizi che svolgono?

Tutto il personale segue dei programmi di addestramento e aggiornamento di base, mentre chi è addetto ai servizi di scorta svolge corsi di formazione specifici: tiro, tecniche di scorta e guida di autovetture.

E’ vero che il Papa non ama essere scortato?

Diciamo che il Papa ama molto la sobrietà e la discrezione, quindi, di conseguenza,  non ama eccessivi apparati di sicurezza attorno alla sua persona. L’Ispettorato si è adeguato al Suo stile  coniugando con discrezione le esigenze di sicurezza con la Sua volontà.

E’ vero che  il Vaticano non gradisce  presenze femminili in piazza San Pietro o nelle scorte a Sua Santità?

Smentisco categoricamente questa diceria, tant’è che nei servizi di scorta e in quelli di sicurezza è impegnato personale di sesso femminile di tutti i ruoli, senza mai avere avuto opposizioni o critiche da parte delle Autorità Vaticane.

Essere al servizio del Papa che effetto fa? Voi dell’Ispettorato vi sentite privilegiati rispetto agli altri colleghi che svolgono i loro compiti in altre sedi?

Riteniamo un grande onore proteggere la persona del Santo Padre. E’ un impegno di grande responsabilità che non ci fa sentire migliori degli altri, ma dei privilegiati.

Ha conosciuto personalmente il Papa Emerito e Papa Francesco? Che impressioni ha avuto?

Ho avuto l’onore di conoscere entrambi i Papi, anche se solo per poco tempo Benedetto XVI, che si è dimesso alcuni mesi dopo il mio arrivo all’Ispettorato. Tutti e due i Pontefici  mi hanno sempre ispirato una profondità d’animo e una bontà che mi hanno colpito. Ho incontrato più volte, invece, Papa Francesco, e devo ammettere che l’emozione che ho provato la prima volta è rimasta immutata fino all’ultima. Non ci si può abituare a una persona di tale carisma e spiritualità.

E’ mai salito sulla Papa Mobile?

Ho avuto la fortuna di salire sulla Papa Mobile assieme al Comandante della Gendarmeria in diverse occasioni, sistemandomi sul predellino alle spalle del Santo Padre per garantirgli una maggiore protezione lungo  gli itinerari particolarmente affollati.    

Nei due anni e mezzo che ha diretto l’Ispettorato si sono susseguiti eventi importanti: le dimissioni di Papa Ratzinger e l’elezione di Papa Francesco; la santificazione di Papa Woytila e di Papa Giovanni XXIII;  le ripetute contestazioni delle Femen,  la visita di Ali Agca e le varie arrampicate di Di Finizio. Questi ultimi si sono ripresentati anche qualche settimana fa, come hanno fatto a eludere i controlli?

L’accesso in Piazza San Pietro e alla Basilica è libero, anche se per quest’ultima vengono effettuati controlli approfonditi sulle persone e sugli oggetti attraverso apparecchiature idonee che,   però,  rilevano esclusivamente oggetti metallici atti ad offendere. Non si può impedire l’accesso a nessuno, a meno che non si conoscano in anticipo le intenzioni. Tutti sono considerati potenzialmente  dei turisti o dei fedeli se non assumono atteggiamenti sospetti,  se non possiedono armi,   se non arrivano segnalazioni precise e non sono sorpresi a commettere un reato.   

Circa le minacce dell’Isis,  cosa c’è di vero? Sono stati rafforzati i controlli e la scorta al Papa?

Lo stato di allerta e di attenzione è sempre alto, a prescindere dagli allarmi.

Lei sta per lasciare la poltrona a un altro dirigente.  Si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti in questi anni? La sua  esperienza “papale” cosa le ha lasciato dentro? Ricorda qualche particolare che le è rimasto impresso?

I due anni e mezzo che ho trascorso presso questo Ispettorato mi hanno fatto scoprire un mondo meraviglioso, completamente nuovo, che ha arricchito la mia esperienza umana e professionale. Un aneddoto che mi è rimasto impresso risale alla prima visita del Papa sul territorio italiano,  effettuata a Lampedusa,  dopo la morte in mare di moltissimi immigrati. Nel corso della visita,   Papa Francesco  convocò personalmente me e il Prefetto Festa, responsabile  del coordinamento,  per spiegarci, con rammarico,  che non intendeva creare disagi alla cittadinanza siciliana, visto quanto accaduto nel  tragitto Vaticano-Aeroporto di Ciampino,  durante il quale aveva notato lunghe file di auto bloccate  per il suo passaggio. Sua Santità aggiunse che gli dispiaceva moltissimo udire le persone dire parolacce a causa degli ingorghi creati.  

Cosa augura o consiglia al suo successore e agli uomini che ha diretto?

A tutto il personale dell’Ispettorato dico di  continuare a prestare  la loro opera col  consueto spirito di servizio, disponibilità, equilibrio e attenzione. Al mio successore auguro di ottenere le mie stesse soddisfazioni  e di sentirsi onorato di assumere questo incarico che include responsabilità di alto livello. 

A  Papa Francesco vuole dire qualcosa?

Voglio  ringraziarlo per la comprensione e l’amore paterno che ha sempre evidenziato nei confronti del personale  di  questo Ufficio,  che svolge con amore,  passione e sacrificio i compiti che gli sono stati affidati.

 

 

 

 

 

 

 

 

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