AIRBUS 320, IL GIRO DELLA MORTE, COME AL LUNA PARK

flodi Floriana La Rocca

La perversione del terrore non lascia scampo. Che vita è quella dei residui istanti prima della morte, organizzata per proprio conto o per conto di altri che ne stimano passaggi e necrologi? Sotto la grondaia di una casa fantasma, il nostro cervello può illudersi di ripararsi come un volatile si ripara dalla pioggia, e se quelle ali sono infinitamente più grandi e metalliche non fa differenza. Andreas Lubitz, il co-pilota suicida per depressione (stando alle ultime notizie) e brillante professionista, non ha dato occasioni alla vita per essere promosso a goderne, né ad essa ne ha chieste.
I mali oscuri, qualsiasi provenienza abbiano, sono quanto di più metastatico si debba combattere; demoni che gestiscono con forca in mano e ghigno sulla faccia, glacialità, fredda e venefica determinazione. Nella più banale, piatta normalità, riescono a condurre il soggetto del quale si sono impossessati, all’irreversibile disfacimento, inoculando la convinzione che il Male sia il rimedio di tutti i mali.
La stessa ‘panacea’ è toccata a 150 anime inconsapevoli, che non hanno avuto neanche il tempo di sconvolgersi davanti alla realtà raccapricciante, definitiva. Soltanto una forzata benedizione per l’ultimo giro della morte. Montagne russe o di Provenza poco importa: il ticket era stato pagato.

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