Concorso Miss Italia: bellezza è una dote che madre natura ha voluto elargire a qualcuno sì… e ad altri no

coronadi Costanza Bondi

Mi hanno chiesto di entrare a far parte della giuria per le selezioni regionali di Miss Italia.

Allora, signori, il mio pensiero è questo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’evento ben rientra nel mio impegno relativo alla questione femminile e alla conseguente violenza di genere. Partendo dal concetto che la bellezza è una dote che madre natura ha voluto elargire a qualcuno sì… e ad altri no – si badi bene: non un talento, come per esempio potrebbe essere la scrittura – al pari della velocità per un centometrista o della capacità intellettuale per un genio, non vedo perché una ragazza oggettivamente bella (o che di per sé si senta bella, anche non essendolo oggettivamente) non debba partecipare a un concorso del genere. Facendo, per di più, in tal modo dell’autoironia il motore della propria esibizione.

Non si tratta secondo me, come le mie detrattrici in tema si appresteranno con solerzia a sostenere, di un mercato dei corpi. Anzi, la trovo una dimostrazione di come, anche tramite il proprio fisico, una donna possa esprimersi di sua spontanea volontà senza che, per ciò stesso, debba essere additata a modello di meretricio mediatico. La donna, per come la penso io, deve essere libera di poter apparire come meglio crede (pur senza scadere in velleità da podio). E non mi si venga a portare, nel contraddittorio, il concetto per cui un nudo o semi-nudo femminile corrisponda a un atteggiamento predisposto, da parte della donna, a diventare oggetto tout court del desiderio maschile, nelle sue forme più esecrabili. L’iraniana Reyhaneh Jabbari è la conferma, infatti, dell’esatto contrario: è l’antonomasia della violenza dell’uomo sulla donna per il solo ed esclusivo piacere sessuale, avendolo subito in chador, lo stupro. Con la conseguente pena di morte (eseguita) poiché, per difendersi, aveva ucciso con una coltellata il proprio aggressore. Ma, questa è un’altra storia.

Io personalmente – chi mi segue lo sa – non mi metterei mai in costume por poi dover sfilare davanti a una giuria: però, non lo farei solo perché il mio esibizionismo si ferma al lettore, nel senso che il mio carattere mi porta a denudarmi (l’anima, in tal caso, e non il corpo) tramite le parole scritte. Ciò non toglie che, se una donna decide di presentarsi a Miss Italia, sia liberissima non solo di farlo, ma credo che in più possa esprimere – seppure in un modo non prettamente canonico – anche l’interiorità tramite l’esteriorità, la sostanza tramite la forma, il proprio significato (anima) tramite il significante (corpo). Senza per questo dover sottostare a giudizi fuori luogo e di bieco sessismo linguistico.

Dipende dai caratteri, signori! Quindi, ho deciso che sarò seduta in giuria.

Il principio alla base di questo mio pensiero è che se una donna lo desideri – bontà sua – deve poter essere libera di girare anche nuda, senza per questo dover incorrere in giudizi degni di cori da stadio.

 

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