Orte: il percorso underground nella (vera) patria del cinema

di Benedetta Tintillini

orteOrte, sulla sommità di uno sperone di tufo che gli conferisce la sua particolare planimetria “a forma di prosciutto”, Orte probabilmente fondata dai Volsinii come avamposto militare alla confluenza del Tevere con il Nera, quindi etrusca, poi romana dal 299 a.C., elevata a Municipium in età augustea.

La sua posizione strategica le ha da sempre conferito enorme importanza. Di età romana è il porto di Seripola, sul Tevere, attraverso il quale venivano inviati a Roma i manufatti realizzati dalle numerose fabbriche di laterizi e terrecotte sigillate rinvenute nel territorio. Strategico per le comunicazioni ed i commerci era il cosiddetto ponte di Augusto, che attraversava il Tevere permettendo alla via Amerina, che da Falerii Novi passava per Vasanello e Orte, di arrivare fino alla capitale dell’Impero.

Durante l’invasione Longobarda Orte resiste e rimane l’ultimo avamposto bizantino, per questo viene premiata con il rafforzamento delle sue difese e l’elevazione a Diocesi. Per tutto i Medioevo la città gode di un periodo di prosperità grazie ai commerci ed al passaggio dei pellegrini diretti a Roma. Nel 1515 il ponte sul fiume crolla, e con lui l’importanza di Orte. Nell’Ottocento riacquisterà il suo ruolo grazie all’avvento della ferrovia, tutti sappiamo che Orte è un importante snodo ferroviario italiano.

orte1Sotto il pavimento di Piazza della Libertà, ai piedi delle scale della Cattedrale, è possibile vedere in un colpo d’occhio, come affacciati ad un’ipotetica a finestra sul il passato, le testimonianze delle varie epoche della vita di Orte: dalla pavimentazione del foro, ad un sepolcreto di epoca tardo medievale.

Sempre sul pavimento della piazza si apre una scalinata: è l’accesso al percorso sotterraneo ed alla fontana ipogea, a lungo unica fonte di approvvigionamento dei cittadini, come testimoniano le pietre consumate dalle donne che qui venivano a riempire le proprie brocche. Sul retro della fontana delle vasche di raccolta dell’acqua. Da qui ci si inoltra nel cunicolo principale, scoperto nel 2008. Solo nel 2011 però, si è iniziato un lavoro organico grazie ad accordi con la Sovrintendenza, l’Università di Viterbo, il CNR.

Il reticolo di cunicoli che componeva il sistema idraulico della città svela le differenti fasi della vita dell’abitato e quindi, di pari passo, della sua realizzazione. Si passa dalla fase etrusca, con cunicoli trasversali strettissimi per la captazione dell’acqua piovana che filtrava dalla roccia tufacea e che veniva convogliata in piccole cisterne, alla fase Romana, durante la quale la crescita della città, elevata a Municipio, rese necessarie ulteriori opere per l’approvvigionamento dell’acqua essendo aumentato il fabbisogno.

Viene quindi scavato un grande cunicolo dove ci addentriamo, attraverso il quale viene prelevata l’acqua da una fonte e condotta fino ad una serie di cisterne di cui la cisterna principale è la attuale fontana ipogea.

Tale rete idraulica viene implementata anche da cunicoli secondari al fine di non sprecare l’acqua in eccesso che veniva convogliata in ulteriori cisterne. Accediamo poi, attraverso alcuni gradini, sul fondo di una cisterna posta sotto un palazzo nobiliare medievale con una grande apertura. La presenza dei gradini e di un comodo cunicolo di accesso sono la testimonianza del riutilizzo di questi ambienti attraverso i secoli: la cisterna divenne nel parte di una cantina ed utilizzata per lo stoccaggio delle botti.

Cunicoli più recenti tagliano altri più antichi una volta diventati inutili, ed ogni tanto, alzando lo sguardo, è possibile notare delle coperture “a cappuccina” per il rinforzo delle volte, o le “pedarole”, gli incavi sulle pareti che permettevano una agile discesa lungo le pareti dei pozzi e delle cisterne.

Di tanto in tanto piccole aperture rendono visibili cisterne ormai chiuse da costruzioni sovrastanti e non accessibili, passiamo attraverso un dedalo di cunicoli di troppo pieno, cisterne, cantine di una casa-torre medievale di cui si vedono anche le scale di accesso, fino ad arrivare ad un pozzo di epoca romana la cui apertura ricade al centro di un ambiente circolare intonacato a cocciopesto. Molto interessanti sono i residui di una particolare argilla utilizzata per l’impermeabilizzazione dell’ambiente ed ancor più un’altra apertura, aggiunta in epoca medievale, probabilmente in sostituzione dell’apertura precedente, una volta divenuta inservibile.

Il percorso attualmente termina con una stanza adibita alla lavorazione del vino, sono visibili la vasca di pigiatura dell’uva e gli scannelli dove scorreva il mosto.

“Riemergiamo” alla luce del sole, da una fenditura della roccia si apre uno squarcio di verde, il tempo della foto e proseguiamo alla scoperta dei colombari e del pozzo di neve. Vicoli stretti e suggestivi fanno da “sipario” ad improvvise aperture verso il verde del paesaggio e della collina di fronte: la collina di San Bernardino dove si trova la necropoli etrusca: la città dei vivi e la città dei morti colloquiano da versanti opposti.

Facciamo a ritroso il percorso già fatto (ma questa volta in superficie) ed accediamo, nel quartiere di San Sebastiano, ad un’altra parte dell’itinerario ipogeo: siamo sotto l’ospedale di Orte, sono visibili cunicoli, i lavatoi dell’ospedale, ambienti adibiti a cantina e, infondo ad una scalinata, il pozzo di neve del 1891, realizzato sempre ad uso dell’ospedale. La neve dei Monti Cimini veniva portata durante la notte e stoccata nel pozzo al fine di conservare medicinali. La stanza adiacente, dove ci troviamo, veniva utilizzata come camera mortuaria… temperatura perfetta allo scopo.

A ridosso della rupe, da dove si gode un meraviglioso panorama sul Tevere e su quel che resta del Ponte di Augusto, si accede alle colombaie medievali, ambienti aperti verso l’esterno dove venivano allevati i colombi, alloggiati in una fitta serie di piccoli incavi di cui le pareti sono costellate. Anche in questo caso, una volta dismesse nel XIV secolo, tali ambienti vengono adibiti a cantine.

Sulla via per il museo passo accanto ad un cinema in ristrutturazione: scopro che gli ortani sono cinefili appassionati ed hanno il cinema nel sangue! Filoteo Alberini, di Orte, inventò il cinema un anno prima dei fratelli Lumière, ma per delle lungaggini burocratiche (noi italiani non impariamo proprio mai… siamo masochisti di professione) i francesi depositarono il brevetto per primi.

Il piccolissimo museo, ospitato attualmente nella ex chiesa di Sant’Antonio Abate è in via di trasferimento. Il materiale è poco ma ben rappresentativo della storia di Orte: la sezione etrusca presenta dei reperti della necropoli di San Bernardino come il fregio della tomba dei delfini e materiale etrusco proveniente dal centro storico; la sezione romana presenta un cippo relativo ad Orte, del materiale proveniente dal porto di Seripola, bolli, aghi e cippi che fanno presumere la presenza di scalpellini. Chiude la sezione alto medievale con, tra l’altro, una serie di iscrizioni cristiane.

La piccola Orte stupisce per il fascino del suo dedalo di viuzze, fascino che si riflette in quello sotterraneo… un cittadina urbanisticamente ben conservata, tutta da scoprire, con un’atmosfera che sembra essere sospesa nel tempo.

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