ARTE: Marcello Vandelli, un artista che lieve e soffice non sprofonda nel mondo immanente ma lo sfiora

Marcello Vandelli

Marcello Vandelli

Marcello Vandelli nasce il 28 Agosto del 1958 a San Felice sul Panaro.
La sua vita personale è costellata di esperienze, avventure ed imprevisti che hanno permesso all’artista nascosto in lui di nascere e crescere. Dopo aver girato il mondo ed essere tornato nelle sue terre d’origine, Vandelli inizia a creare. Dai gesti più elementari trae vigore e nel colore trova lo strumento per far esplodere la sua creatività. La giovane vitalità dell’artista si mostra a partire dagli anni 2000, quando Vandelli, non proprio timidamente, inizia a dipingere come un Pollock redivivo nel fienile di sua proprietà, a contatto con la memoria della sua terra e spiritualmente vicino ai grandi maestri che lo hanno cresciuto. Facendo vibrare giorno dopo giorno colori e sensazioni nei suoi pannelli, Vandelli ora si mostra e si lascia osservare.
Caro Marcello la presentazione è d’obbligo per un uomo che nasce modenese e diventa cittadino del mondo: ora è rinato artista.

Chi è però Marcello Vandelli? marcello vandelli 1
Marcello è un osservatore del mondo, un amante della vita, un uomo che non disdegna il passato ma non sogna il futuro. Mi piace ogni volta esercitarmi a ricordare in modo diverso lo stesso episodio: il passare del tempo modifica il ricordo e ogni ricordo modifica la sua essenza e la nostra natura. Per questo dipingo: ogni volta un soggetto diverso, un colore diverso seppur l’immagine che nasce può sembrare la stessa. Guardare il mondo attraverso i miei occhi, quelli di un’altra persona o quelli di un’altra epoca o di un altro luogo.

Da dove parte la sua passione?

Sono nato in una piccola città di campagna: sono però cresciuto nel mondo. Ho girato molto, senza sogni e senza pretese. Mi piace dire che non ho viaggiato: ho vissuto i miei viaggi! Ho assaporato, ho osservato, ho conosciuto, ho ascoltato. Ogni volta però sono tornato nei miei luoghi, nel piccolo mondo che da bambino riusciva contenermi a malapena. Oggi dopo tanti viaggi e tante esperienze sono nato. E’ nata in me una nuova esigenza, un nuovo piacere, un nuovo linguaggio: colore. Colore e anima.

In questi periodi di crisi economica, crisi morale, crisi di contenuti l’arte sembra aver completamente abbandonato il nostro mondo: in questo contesto individualistico e desolante cosa è la sua arte e cosa è arte?

Ho sempre creduto che Arte sia il frutto della trasformazione di un concetto. Arte è il risultato di un’emozione: l’emozione di un linguaggio. Un creatore, con le sue mani plasma una forma e parla di se: più semplicemente si esprime e potrebbe farlo in mille modi. Decide però di usare un alfabeto e una sua grammatica: questa alchimia vibra nelle sue mani e si imprime. L’osservatore deve percepire la vibrazione e deve esserne pervaso. Questa è emozione, vibrazione, arte. La mia è una vibrazione di colore.

Cosa vede nel suo futuro di artista?

Non vedo un futuro da artista: in realtà non voglio vedere un futuro. Voglio cogliere ogni attimo di questa mia rinascita. Mi piace maggiormente immaginare un Presente alternativo piuttosto che un Futuro inesistente. Immagino sempre un giovane pilota che ad ogni incrocio deve decidere dove girare: a me piace solo svoltare e guardare oltre l’incrocio.

Architetto Paolo Capacciola, amico, consigliere e estimatore, Lei sta seguendo i passi di quest’uomo che ora è guidato da un potere immanente più forte e più alto: il colore. Che orme lascia dietro di se Marcello Vandelli?

Le orme di un artista che lieve e soffice non sprofonda nel mondo immanente ma lo sfiora. Un percorso appena iniziato, una partenza all’alba, il primo passo di un cammino meravigliosamente infinito. L’anima colorata di Marcello si spoglia, si denuda delle vesti dell’uomo che lo ha accompagnato fino ad oggi. Non esiste più un limite reale ora l’artista Marcello può e deve volare. Il vento del mondo lo ha sospinto fino a qui, la vibrazione del suo colore lo hanno fatto cantare. Un cantore del mondo moderno, che si esprime con la semplicità dei suoi giovani occhi e dei suoi gesti innocenti ma con l’esperienza di chi ha vissuto, ha sofferto, ha sorriso e ha osservato.

Lei cosa ha visto o cosa vede in Marcello?

Più che vedere, io sento. Nelle sue strofe pittoriche non si nasconde una storia, un tema, un’immagine: nel suo stilema si racchiude un mondo fatto di ricordi e visioni, di geometrie spurie e di colori fin troppo puntuali. Il suo carattere sempre innovatore e rivoluzionario non lo rende costretto e nessun –ismo può contenerlo. Non è necessario cercare né il significato né il perché: osservare e sentire. Egli è onirico più che descrittivo, narratore più che fotografo, ermetico più che esplicito: Vandelli non chiede di essere capito né vuol essere esaustivo ma propone delle sensazioni, delle esperienze e delle visioni. Ogni occhio deve osservare e ogni coscienza può intrepretare.
Vandelli racconta in modo definitivo se stesso, la sua vita, le mille vite che ha incontrato nel suo cammino: un racconto appena iniziato di un cammino lungo e interminabile, fatto di gioie e colori.

Chiara Fici

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