FONDAZIONI: SCOPRIRE I SOLDI ‘ROSSI’

euro

Dal 2007 Matteo Renzi, appena arrivato alla Provincia, si è fatto dare la carta di credito e ha cominciato a mangiare a spese degli italiani, facendosi rimborsare trasferte a Roma e ovunque, cene con parenti, dalla pizzeria sotto casa alle notti all’Hotel Raphael.

In Italia è sempre più evidente che il problema è quello dei fondi riconducibili alla sinistra politica del Pd, cioè all’ex partito comunista italiano.
Il caso è deflagrato da ultimo con il senatore comunista Lusi, ex amministratore della comunista Margherita, espulso dal Pd perché accusato di essersi appropriato di tredici milioni di euro appartenenti al partito.

L’inchiesta giudiziaria e la risonanza sono presto state seppellite per fare in modo che non si estendesse allo stato patrimoniale dell’intero partito comunista che ha continuato ad arraffare finanziamenti pubblici e ad investirli in attività economiche in una commistione oscura di politica/politica/cosa pubblica.

Nonostante leggi ad hoc e nascite in successione di nuovi nomi di partito comunista, che è essenzialmente sempre lo stesso, il distacco tra questi e gli italiani è sempre più evidente e la commistione tra politica, economia e cosa pubblica resta il nodo e l’intricata matassa intorno cui è necessario interrogarsi e soprattutto scoprire e fare chiarezza, per costruire diversamente lo Stato, la politica ed il rapporto con economia ed istituzioni, in futuro.

Ciclicamente qualcuno un po’ più lucido, o, più spesso, qualcuno più “costretto” perché messo alle strette, ha tirato fuori la questione.
Si pensi al segretario comunista Berlinguer che, nel luglio 1981, sollevava la questione chiamandola “morale’” sostenendo che “i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo.
Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, i giornali’”.
Si pensi al 3 luglio 1992 quando Craxi, col governo Amato dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993 succeduto al governo Ciampi, affermava “bisogna dire, e tutti lo sanno, che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale.
Se gran parte di questa attività dev’essere considerata puramente criminale, allora grande parte del sistema è criminale
’”.

Sono i soldi, la loro origine e le loro “evoluzioni” a dovere essere oggi indagati e cercati, per capire e tentare di “risolvere”, costruendo con ben altre fondamenta, la storia politica italiana, e non solo quella.
Già dal famoso caso di tal Seniga, braccio destro di Togliatti, che era scappato con la cassa del pci perché il cosiddetto Migliore, a suo dire, avevatradito la rivoluzione”, e quindi riteneva giusto sottrargli il bene prezioso del finanziamento, come a dire “no rivoluzione, no cassa”, od ad un più vicino Petruccioli che ha raccontato e ricordato le riunioni di segreteria comunista al termine delle quali Natta guardava i comunisti presenti negli occhi intimando loro di levarsi di torno “adesso uscite tutti e lasciatemi solo con il tesoriere che dobbiamo parlare di cose serie”, fino alle “nuove strade di partecipazione diffusa” così definite dal Pd che è poi sempre il vecchio Pci che, nelle sue varie vesti nominalistiche, ha a un certo punto dato vita a numerosissime fondazioni.

Con tali fondazioni, pare siano più di una sessantina, di fatto è stato decentrato il corposo bacino economico su cui poggia oggi il comunismo da ultimo di Monti/Letta/Renzi di Napolitano (non fatevi illusioni, Napolitano li ha imposti e sono e fanno politiche comuniste di redistribuzione della miseria per tutti), e che costituisce la fonte economica che dà da mangiare a tutta la sinistra politica, senza distinzione alcuna con la cosa pubblica, trattata ed indefessamente occupata dalla sinistra politica come fosse cosa propria.

Il pd oggi fa dire a Misiani, attuale tesoriere, che il bilancio del partito è sottoposto alla verifica di una società esterna la Price Waterhouse Coopersla stessa che certifica il bilancio di Banca d’Italia”, e si arrovella, poco con calma e senza spingere, sul fatto che, prima di essere scoperti, bisognerà prendere la decisione di cessare di essere la banda bassotti d’Italia e rendere pubblici on line tutti i veri conti del Pd, sottoponendoli finalmente ad un vero e proprio controllo pubblico, degli italiani, avendo chiarito Misiani da subito che “e sia chiaro, che chi sgarra perde il diritto ai rimborsi elettorali”.

Ma dov’è finito l’oro degli italiani?
Dove è andato a finire, chi se lo gode, quatto quatto, zitto zitto, chi campa e vive oggi dei soldi del Pci?

Dal 1921 al 1991 il partito della sinistra era il partito comunista italiano e dal 1982 al 1989 tesoriere ne è stato tal Renato Pollini, assessore, consigliere poi sindaco di Grosseto arrestato nel maggio 1993 con tangentopoli per tangenti per il teleriscaldamento.
Era scappata fuori una mazzetta da quaranta milioni pagata nel 1986.
Dal 1991 al 1998 il multiforme partito comunista italiano si è trasformato e ha preso il nome di partito democratico della sinistra, con Occhetto che ha appoggiato tangentopoli e la magistratura giustizialista.

Tesoriere pci, dal 1990, è stato Marcello Stefanini, agrario, consigliere, assessore comunale e  poi sindaco di Pesaro.
Nel 1992 è divenuto senatore Pds e nel 1993 è stato subito coinvolto in mani pulite per le tangenti del gruppo Ferruzzi al Pds.
E’ stato anche chiesto il suo rinvio a giudizio per Malpensa 2000 ed, a fine 1994, è morto improvvisamente.
Dal 1998 al 2007 ci sono i democratici di sinistra, sempre ex pci, con Sposetti tesoriere.
Fornito di solo diploma superiore, proveniente da una famiglia di mezzadri, Sposetti ha solo cominciato a lavorare come ferroviere per cinque anni trovando poi in politica ben diversa fortuna (cosa fa la figlia Isabella? Non è che, come Giulio Napolitano, è a La Sapienza da una vita, cioè nell’università guarda caso pubblica italiana, cioè pagata da tutti gli italiani).

Nel 2001 Sposetti diventa tesoriere dei Democratici di sinistra, e dal 2004 è co-tesoriere degli Uniti nell’Ulivo, dal 2005 lo è de L’Unione, sempre tutto ex partito comunista italiano.
Cambia il nome ma non la sostanza.
E’ con Sposetti tesoriere pci che, dal 2000 circa, hanno preso il via e sono nate le oltre 60 fondazioni del pci.

I soldi rossi in cassa, “al sicuro” nelle fondazioni che però non sono più di tutti.
Si ricordi che i Democratici di sinistra-l’Ulivo, in data 24 luglio 2007, si sono unificati con il gruppo Margherita-l’Ulivo con la denominazione Partito democratico- l’Ulivo divenendo, dal 7 gennaio 2008, il gruppo partito “democratico” di oggi.
Come molti altri partiti politici, i Democratici di sinistra sono un partito in liquidazione, nello specifico dal 2007, ma che continua a intascare nostri soldi pubblici a valanga.
Sposetti è anche presidente nazionale della fondazione che ha tuttora in pancia gran parte del patrimonio che fu del pci.
Nel 2013, Sposetti è stato ovviamente eletto nelle liste del Pd.

Dal 2008 ecco che il partito democratico ha in Misiani il tesoriere nazionale scelto dalla assemblea nazionale dello stesso Pd a Roma il 7 novembre 2009, con la segreteria di Bersani e poi riconfermato con la segreteria di Epifani.
Ed ecco il segreto delle fondazioni, alla ricerca dell’oro del partito comunista italiano.
Sposetti dal 2007 ha separato i soldi dal partito, cioè dice di avere preso a modello il sistema tedesco separando finanza e patrimonio dal partito politico, con il conseguente risultato che il partito è rimasto dei comunisti, pelati però del tesoro ereditato in quanto messo al sicuro da Sposetti e compagni.
Ma dove?

Arriva Prodi, poi c’è la fusione tra Ds e Margherita che non viene ritenuta abbastanza “sicura” da giustificare il ritravasamento del patrimonio (scoppia il caso Lusi, qualcosa veniva dunque travasato), poi arriva il Pd.
Sposetti si contraddice e afferma, prima, che “la prossima settimana – era il 16 dicembre del 2007 – manderemo una circolare a tutte le sezioni e federazioni per spiegare come archiviare, nel momento in cui passerà al Pd, il nostro patrimonio.
E scatterà la fase operativa
”, fase operativa mai diventata  operativa.

E un altro giorno dice che “il Pd è un soggetto nuovo.

Formalmente, ma di fatto è l’unione dei due partiti.

Le proprietà sono regolate dal codice civilistico (si dice civile ma Sposetti lo chiama civilistico).
Quel che è successo è che i Ds sono scomparsi senza lasciare eredi.
Così le persone nominate curatrici dei beni si sono dotate dello strumento della fondazione per gestirli. Intendiamoci, non s’è inventato niente di nuovo: è il modello adottato e praticato dalla Chiesa”.

Oddio, i comunisti prendono a modello la Chiesa che s’è visto come sta.
Dunque addio soldi che sono stati degli italiani, il frutto del lavoro, dei contributi, delle sottoscrizioni di migliaia e migliaia di italiani, un’eredità che risale sino ai tempi del Pci, frutto dell’impegno di generazioni.
Chi sono poi le persone nominate curatrici dei beni?
Chi le destina e nomina in quanto tali?
Sposetti?

Secondo Sposetti gli italiani si devono accontentare perché il Pd ha 1.800 sedi, e deve essere soddisfatto dato che è Sposetti a tirare fuori la grana per quelle sedi per le quali paga gli affitti, peraltro, sia pure a canoni calmierati, “giusto per garantirci le spese di manutenzione, la copertura degli oneri tributari, i costi di messa a norma”.
E poi le fondazioni in cui i soldi degli italiani sono stati sparpagliati, ripartiti, diffusi, pensano, pare, a eventi culturali, chi più chi meno perché nella maggior parte dei casi non figura pressoché niente, intascano e basta.

Il fatto è che la cassa è utilizzata oggi da pochi che non hanno affatto intenzione di rendere partecipi né tantomeno di risponderne.
Utilizzatori della cassa a sbafo degli italiani, e con Renzi, che è come Marino per Roma, colluso e utilizzatore tale e quale.
L’unica cosa è che appena ha potuto si è buttato anima e corpo anche sui soldi della provincia, del comune e della presidenza del consiglio, e gli italiani pagano.

Cosa fanno e chi sono le fondazioni rosse, come impiegano i fondi, come gestiscono il patrimonio, a chi rendono conto?
A nessuno.
Per i debiti del partito comunista, per i 447 milioni di euro di debito monstre, i ds hanno, con una legge ad hoc varata nel 1998 dal governo Prodi, “trasferito il debito del partito derivante dai mutui editoria allo Stato”, allo Stato, cioè a noi, sostenendo che “ il quale peraltro ne era già garante”.

Dunque ha sempre pagato lo Stato italiano i debiti comunisti.
Siccome cioè la fondazione ds è inadempiente, allora paga lo Stato, con tanto di interessi di mora!
L’inguattamento dei soldi è privato e la “trasparenza” è tenuta invece in gran conto per i debiti che ripiana lo Stato, cioè i cittadini italiani, tutti noi.
Cosa che è stata fatta costantemente, si vedano i casi de L’Unità piuttosto che quello del Monte Paschi di Siena, dove, in tale ultimo, ci sono stati addirittura i morti “suicidati”, come David Rossi fido del testadilegno rosso Mussari.

Per L’Unità che è fallita a ripetizione, oltre l’aiuto dato anche da una società di Marchini, è sceso in campo Renzi che ha fatto pagare tramite la presidenza del Consiglio, cioè noi italiani, gli ultimi cento milioni di debiti accumulati.
E cioè, messi al sicuro e ben nascosti i soldi rossi nelle fondazioni e in società create ad hoc, pagano gli italiani i debiti dei comunisti incapaci di gestire alcunché, né tantomeno di produrre alcun reddito.
Bersani ad esempio elemosinò allora un intervento da una decina di milioni di euro per dare ossigeno al giornale, in cambio di spazi televisivi sulle reti pubbliche: ovvero, lo Stato come cosa loro, altro che questione morale.

Bisogna fare chiarezza.
Far emergere e vedere dove sono i soldi rossi vuole dire districare la matassa affari/politica/Stato.
È un tutt’uno che non si può aspettare ad indagare e scoprire perché riaffiorerà sempre, e sempre in maniera più virulenta, come Lusi, come oggi Marino e così via fino a venire a galla da solo.
Come la m…

Vladimiro Iuliano

fonte: http://www.opinione.it

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