METTIAMOCI NEI PANNI DEL NONNO CHE HA PERSO TUTTI I SUOI RISPARMI

luigino d'angeloRimbalzi di responsabilità tra Europa e Italia, una corsa a trovare un po’ di milioni per dare ristoro e trovare un arbitro.
Scienza bancaria.
E la coscienza?

E’ la disperazione.
Che non è solo mancanza di speranza è stravolgimento globale, è deserto, è solitudine, è annullamento di rapporti.

Ho visto in televisione, come immagino tanti di voi, le immagini di Luigino D’Angelo, il nonno di Civitavecchia che si è tolto la vita dopo aver saputo, così si legge in una lettera lasciata nel computer, che i suoi risparmi erano svaniti nel crac della sua banca.
Una delle 4 salvate per il sistema economico ma morte da tempo per il tessuto sociale.

La notizia era già di fine novembre: il governo italiano con approvazione europea ha deciso di “risolvere” il problema della crisi di quattro istituti di credito Banca Marche, Banca Etruria, Carife, Carichieti con forme di aiuti dallo stesso sistema bancario, prestiti e affidamenti. Ma non era stata valutata in tutta la sua drammaticità.

Mettiamoci nei panni del nonno che ha perso tutti i risparmi.
In quelle immagini nonno Luigino giocava con i suoi nipotini probabilmente in una festa di compleanno o, chissà, dello scorso Natale, l’ultimo.
Uno sguardo sereno, un sorriso saggio, il volto di chi ha lavorato una vita e si è messo da parte un gruzzoletto, si dice 110 mila euro, non per fare follie ma per affrontare l’incerto domani e magari dare una mano a figli e nipoti.
Puff, svanito tutto in una notte.

In questi giorni tutti si stanno prodigando a spigare o a cercare di chiarire chi non ha vigilato, chi non ha controllato, chi ha salvato bene o chi doveva salvare meglio, c’è la corsa a spiegare cos’erano le obbligazioni subordinate, che cosa comportano, quali conseguenze (fatali) in caso di crac della banca.
Ci fanno un ripasso, purtroppo inutile ora, di economia bancaria e sistema monetario.

Dovevano farlo prima.
Quando i nonni come Luigino andavano nella banca di casa, nel senso, piena di gente e consulenti conosciuti e magari parenti, per affidare alle loro conoscenze e alla loro intelligenza, ma dobbiamo dire ora, anche alla loro sincerità e correttezza, i risparmi di una vita.

Nonno Luigino l’ha scritto: scusate non sono riuscito a tutelare i miei risparmi.
Pensate cosa fa la disperazione.
Ti fa cambiare anche le carte in tavola, ti rovescia i punti di vista: si sentiva colpevole lui dell’essere stato raggirato.
Non ha retto.

Perché credeva che quelle facce che lo rassicuravano mentre firmava i moduli di sottoscrizione delle obbligazioni subordinate (magari  in corpo 6, righe strette, parole incomprensibili ai più) gli sembravano facce amiche, della banca di prossimità, quelle banche che hanno il nome del posto e del territorio nel loro marchio, nella loro ragione sociale, ma -l’abbiamo capito- non più nella loro anima. Un rimbalzo di responsabilità tra Europa e Italia, una corsa a trovare un po’ di milioni per dare ristoro e trovare un arbitro.

Scienza bancaria.
E la coscienza?
Noi l’avevamo scritto qui due settimane fa, quando ancora la vicenda non faceva titolo mentre, titolavano “la bomba economica subdola delle banche malate”.

Non faceva abbastanza notizia a fine novembre perché c’erano altre bombe di guerra, ma queste del crac erano bombe personali che facevano esplosioni nel silenzio.
Come in quel villino di Civitavecchia dove un nonno di 68 anni si è ucciso per vergogna e disperazione. 
Quella vergogna e quella disperazione che dovevano, e devono, essere di altri.

Fabrizio Binacchi

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