Filippo Lui, se credi nella tua musica usa la grinta

filippo luiIntervista di Chiara Fici

Mantovano, musicista, compositore, ha scritto ed arrangiato personalmente tutti i brani del progetto Crystal Music, i quali sono completamente originali e spaziano dalle sonate Debussyniane per pianoforte solista a suite orchestrali dalle melodie intense, contaminate dalla musica celtica e da alcuni riflessi di musica indiana

Cosa ti ha avvicinato alla Musica?

Ho iniziato a suonare il piano a cinque anni. In casa mia era arrivato nel 1985 un bellissimo pianoforte August Fürster di fine Ottocento. Era il mio giocattolone, se colpivo forte i tasti strillava, se lo accarezzavo faceva le fusa, quindi per me è sempre stato un essere vivente. Grazie al suono particolare e alla meccanica non proprio semplice di quei tasti ho sviluppato una tecnica pianistica personale, con la mano sinistra che esegue arpeggi ritmati e la destra che canta le melodie armonizzandole. Il Füster, suonato così, rispondeva come volevo. Da allora non ho più smesso di suonare e cercare sui tasti la musica che volevo. Inoltre ho sempre avuto una curiosità per gli strumenti elettronici e le loro atmosfere spaziali. Dopo anni di ricerche ho imparato a conoscere il Moog e i sintetizzatori in generale e a considerare il loro suono come colori del dipinto immaginario che nella mia mente rappresenta l’immagine e la forma plastica della musica che sto componendo.

Raccontaci le tue esperienze

La mia musica e il mio modo di suonare fortunatamente convincevano via via sempre più chi mi ascoltava. Questo mi ha permesso di essere notato da molti grandi artisti con cui poi ho avuto l’onore di collaborare, George Merk, Rita Pavone, Teddy Reno e molti altri. Ho avuto anche occasione di suonare con il meraviglioso Lucio Dalla. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa che conservo nella mia mente e porto con me. Ora ho molte collaborazioni e sono nel Vivaldi Metal Project assieme ad alcuni tra i migliori musicisti metal europei.

Cosa è il  Crystal Music Project

Fin da piccolo avevo un’idea abbastanza precisa del suono che mi piaceva. Era “quell’effetto spaziale, però fatto bene come la musica classica con i suoi violini, con tanto rock per dare grinta”. Oltre ai tasti d’avorio e la voce ottocentesca del mio caro August Förster, ci pensa una tastiera Yamaha a proiettarmi nella musica orchestrale. Col passare del tempo componevo cose via via sempre più dettagliate. Ricordo che da piccolo volevo arrivare a scrivere il “vero pezzo al piano”, cioè “roba complicata”. E mentre le mie mani crescevano, la tastiera mi suggeriva i suoni che rendevano l’idea oltre al pianoforte. Ora ho una collezione di Sintetizzatori, e sono Endorser per il marchio Korg. E tra collaborazioni, registrazioni e composizioni, ho deciso di creare con altri musicisti la rappresentazione vivente del mio viaggio musicale. Affascinato dal suono degli archi ho iniziato a includere l’orchestra in carne ed ossa, anzi archetti. Poi mi serviva il resto della band. Così, la scelta è caduta sulle chitarre di Paolo Olivieri e le batterie di Lucio Grani, rockettari militanti nei Dynamica con cui avevamo già infiammato una miriade di palchi. E poi ho chiamato a completare il mio suono elettronico un giovane alchimista tutto tasti, passione e pulsanti, Davide Laino. Al basso ho voluto il tocco vellutato di Gianluca Carpinteri ed il geniale Albert Rigoni. Ho voluto nella formazione una dolce e appassionata sfinge, Lisa Agnelli nel ruolo di primo violino. Nasce la formazione definitiva del Crystal Music Project. Io me ne sto al pianoforte, Minimoog e Toy Piano a costruire le melodie, mentre gli altri eseguono dei disegni musicali che trasformano la mia idea in una realtà che fa viaggiare la mente del pubblico. Sono fantastici, i migliori con cui lavorare.

Quale è tua idea della musica?

Credo in un percorso in cui la musica sia “un’opera d’arte vera e propria, da esporre in quanto tale”. Ci ho lavorato su moltissimo tra ricerca, arrangiamenti, suoni…E questo è valso il fatto che il nostro concerto fosse voluto in occasione di grandi Biennali d’Arte in molte città italiane, ci ha aperto le porte in teatri come La Fenice di Venezia, il Politeama di Palermo, il Bibiena (che è davvero esclusivo) e molti altri. Ogni volta il pubblico cambia e devi fare del tuo meglio, soprattutto se proponi roba tua. Serve grinta. Se guardo a me stesso fin da ragazzino, noto che di questa ne ho sempre avuta un bel po’. E serve davvero, quasi più di mille ore di studio al giorno, forse.

Il tuo modo di proporre musica spesso ha degli aspetti di rappresentazione teatrale, ti va di parlarne?

Per me la musica è un intenso viaggio tra le emozioni ed il proprio Io. Per poter rappresentare appieno questo viaggio servono delle particolari sfumature create apposta con l’unione tra i suoni e le note, come in una danza in cui i colori si mescolano. Come nell’Alchimia, in cui gli ingredienti di una pozione conferiscono il potere magico al tutto. Durante i nostri concerti facciamo sempre un esperimento con il pubblico: chiediamo a tutte le persone di concentrarsi su un momento particolare della loro vita o dei loro sogni. E noi iniziamo a suonare e a “trasportarli”. Abbiamo notato una grande partecipazione e questa idea è piaciuta moltissimo, regalando a tutti la possibilità di evadere e permettere alla propria fantasia di volare libera. Il concerto, si sa, lo fanno i musicisti assieme al pubblico.

Per finire, cosa  consigli ai giovani fans?

In un momento storico come questo, in cui tutti i valori, anzi praticamente tutto quanto sembra decadere più in fretta della durata della batteria di un cellulare, i sogni sono l’unica cosa che resiste. Con la differenza che ora più che mai il mondo ha bisogno di idee, di novità, di libertà creativa. Per cui, se desiderate esprimervi in modo costruttivo con ciò che deriva direttamente dalla vostra indole, fatelo assolutamente. Dovete credere in un’idea vostra, studiare per perfezionarla e avere la grinta di attuarla, la pazienza di saper collaborare con altri, senza demoralizzarvi mai. Il mondo va avanti con le iniziative e decisamente questo è il vostro momento, c’è un bel pianeta da ricostruire e colorare. Machiavelli diceva che l’occasione capita e va a vantaggio di chi ha la virtù per sfruttare al meglio le circostanze.

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