Serena Santorelli, da Facebook a scrittrice di talento

inSerena Santorelli nasce a Pomigliano D’Arco nel 1982. Trascorre la sua infanzia nella provincia di Napoli, dove tutt’oggi vive. All’età di sette anni scopre la passione per la scrittura, che coltiva con costanza e dedizione. Già tredicenne, le sue poesie ricevono pubblicazione su diverse riviste culturali, diventando oggetto di riflessione soprattutto nei contesti scolastici.

Durante l’adolescenza, studia recitazione, esibendosi nei teatri italiani più belli  con la compagnia della quale fa parte e ottenendo numerosi riconoscimenti. A diciassette anni pubblica il suo primo articolo giornalistico su un quotidiano di informazione regionale, con il quale comincerà a collaborare in maniera costante subito dopo la laurea in scienze della comunicazione, conseguita presso “La Sapienza” di Roma. In qualità di corrispondente, si occupa prevalentemente di cronaca nera e per un breve periodo, di cronaca giudiziaria. Nel 2009 diventa pubblicista e continua la strada giornalistica. Nel maggio 2014 pubblica, con Edizioni Galassia Arte, “In punta di cuore”, libro di citazioni e racconti che riscuote un grande successo di pubblico. Attualmente collabora con un noto marchio italiano di gioielli in qualità di copywriter. Sta conseguendo una seconda laurea in psicologia e conta di diventare psicoterapeuta. È sposata, ha due bambini e sta terminando il suo primo romanzo.

Serena, il tuo libro “In punta di cuore” ha avuto un bel successo di pubblico e da oltre un anno rimane nella classifica Amazon dei 100 libri più venduti. Raccontaci come è nato e quali emozioni ne hanno accompagnato la stesura. “In punta di cuore” è nato assolutamente per caso.

Scrivevo pensieri sulla mia pagina Facebook da un paio di mesi, ma scrivevo essenzialmente per me stessa, per un bisogno che fin da bambina mi aveva accompagnato. Avevo già diverse persone che mi seguivano e che commentavano le mie frasi, ma non pensavo minimamente che un giorno nella casella di posta avrei trovato il messaggio di una casa editrice che mi proponeva un contratto editoriale. Un vero e proprio contratto al quale, per diverse settimane, ho fatto fatica a credere. Pensavo ad uno scherzo, o peggio ad una truffa. Invece, dopo appena un mese ero a Roma a firmare il mio primo accordo di pubblicazione. Una raccolta di citazioni con l’aggiunta di cinque racconti brevi.

Una raccolta che è andata a ruba, al punto che siete alla terza ristampa. Ma tu hai iniziato come giornalista e per anni ti sei occupata soltanto di quello. Hai il ricordo di un articolo in particolare che ti è rimasto impresso?

Occupandomi di cronaca nera, ho sempre trattato storie emotivamente molto forti. Ricordo che all’inizio mi capitava spesso di commuovermi e mi dicevo che forse no, quello non era il mio mestiere o che mi sarei dovuta dedicare ad una cronaca più leggera. Ma la verità era che amavo le storie viscerali e che non c’era niente che mi appassionasse maggiormente dello stare dentro a quei vissuti, provando prima a “sentirli” e soltanto dopo a scrivere ciò che vedevo. Una storia, in particolare, mi ha segnato fortemente. Risale a circa dieci anni fa. In seguito ad un banale litigio tra grandi, morì una bambina di 5 anni. Il proiettile destinato a suo padre le trapassò la tempia e la lasciò esanime tra le braccia di sua madre. Quando arrivai sul posto, la scena che vidi fu terribile e lo strazio che provai indefinibile. Mentre trapelavano le prime notizie sullo svolgimento dei fatti, decisi di recarmi a casa della famiglia di colui che era già indicato come il possibile colpevole. Ero presa da un bisogno irrefrenabile di sapere chi fosse quell’uomo e rimasi un giorno intero a raccogliere le testimonianze dei suoi familiari. Lo smarrimento della moglie, il dolore della madre, la finta placidità del fratello. Seguii quel caso fino alla fine e soltanto quando l’assassino fu condannato a trent’anni di reclusione, mi sentii davvero sollevata.

Un momento  di giornalismo senz’altro forte. Ma torniamo al libro. Hai in programma altre presentazioni?

Per il momento no. Le presentazioni richiedono tempo e organizzazione. Ecco, credo che me le conserverò tutte per il romanzo, non appena sarà finito.

Avevo deciso di non farti questa domanda, ma non resisto. Di cosa tratterà il romanzo? Sarà autobiografico?

Non è un romanzo autobiografico, anche se penso spesso che un giorno ne scriverò uno. Sarà la storia di due donne. Una storia di tracce che si sono perdute e di ricordi ritrovati. Una sorta di viaggio dentro un passato che nasconde verità prima sconosciute e dove l’amore, in tutte le sue forme, è sempre protagonista.

Ci hai detto che tra poco conseguirai una seconda laurea in psicologia e che conti di diventare psicoterapeuta. Come mai questa scelta?

La psicologia è una materia che ho sempre studiato e mi affascina soprattutto nella misura in cui non considera mai il cervello come slegato da ciò che siamo o che abbiamo imparato ad essere. Trovo che sia un modo di approcciare al mondo ricco di profondità e poesia. Eppure, la psicologia è una scienza. Ecco, è questo che trovo assolutamente straordinario.

Possiamo dunque auspicare che scriverai in futuro anche libri di psicologia?

Magari! Mi piacerebbe molto, ma per adesso preferisco restare con i piedi per terra. Tutto l’affetto e la stima che sto ricevendo da chi mi legge, mi sembrano già un grande regalo che la vita mi ha fatto. E sono un regalo che mi sto ancora godendo. Al resto, penserò strada facendo.

Chiara Fici

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