SELFIE: passatempo, divertimento e… anche pericolo!

selfiedi Caterina Antonelli

La moda del selfie, chiamato anche semplicemente autoscatto, ha invaso la vita e i passatempi di quasi tutte le persone, conquistando pure vip e personalità, dai politici agli astronauti, passando pure per papa Francesco, come riporta il sito www.lastampa.it nell’articolo Manie: “selfie” eletta parola dell’anno.

Questa moda è nata tantissimi anni fa e non si sa come mai, oggi, spopoli così tanto: probabilmente, è dovuta al fatto che ogni turista di qualsiasi parte del mondo ne faccia utilizzo per immortalare i propri viaggi. Ma non solo… come afferma Randone in Una foto ci salva la vita oggi il selfie sembra avere anche una funzione salvativa. Ciò è dovuto al fatto che molte persone, quando si trovano in situazioni particolari, si riprendono e si fotografano per far vedere, poi, Continua a leggere

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Annegati nel Mediterraneo, FINIREMO PER NON CONTARLI PIU’, ANCHE GLI SCRUPOLI

Floriana La Rocca

Floriana La Rocca

700. 7000 volte ancora, probabilmente, assisteremo inermi a scempi di questo tipo. Lo splendido Mar Mediterraneo, che grandi momenti della Storia ha determinato con le sue battaglie, i suoi reali o ideali attraversamenti e i suoi flutti iridescenti, è ormai divenuto una delle fosse comuni dove anime bianche o nere (non soltanto per la quantità e il tipo di melanina della pelle) terminano la mera presenza su questa Terra traducendola nel precoce passaggio finale: la morte. Gli ultimi 700 corpi, finiti in pasto alle inclementi acque (lo diventano, purtroppo, irreversibilmente), si aggiungono ad un numero infinito di altre anime e altri corpi che stanno segnando in questo terzo millennio punti di improponibile cinismo e crudeltà. Continua a leggere

Impiegati pubblici…attenti…suona l’inno d’Italia

 

CLICCARE LA VIGNETTA PER INGRANDIRE

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di S.L.J.

C’era una vecchia gag di un comico (perdonatemi ma non ricordo il nome) che raccontava come avvenissero i rimpasti di governo. Tutti si sedevano attorno a un tavolo, un corazziere faceva partire l’inno d’Italia e i politici cominciavano a girare attorno al tavolo. Quando la musica veniva staccata, tutti si risedevano.

Un’immagine comica, certamente, ma di un’atroce attualità. Non solo a livello di governo, per il quale è stata travolta anche la Costituzione nel suo affermare che “il popolo è sovrano” e che “il governo viene eletto dal popolo”, ma anche più semplicemente a livello della pubblica amministrazione. Continua a leggere

DELITTO DI GARLASCO. CONDANNATO ALBERTO STASI

stasidi Floriana La Rocca

Il mostro è in un pacco di caramelle, nel bicchiere di latte. E’ al nostro fianco, nell’idea di condivisione che ci hanno tramandato, nel pigiama o nel maglione che indossiamo o che vediamo indossare alle persone che abbiamo scelto di frequentare, amare. Il confine è più che mai sottile tra essere amorevoli o criminali; è un equilibrio delicatissimo che finisce per confondersi. Le due direzioni, il Bene e il Male, appartengono agli Uomini. Ampiamente spiegate anche da Platone, nel mito della biga alata, i due cavalli, bianco e nero, devono essere guidati dalla ragione per un giusto bilanciamento. Quando il gioco si fa duro, però, i duri cominciano a giocare. Non ci sono prove schiaccianti per incolpare Alberto Stasi, e ci sono tutte. Il ragazzone dagli occhi color del cielo, è uno schiaffo brutale alla decenza, alla sana ribellione, alla giusta ammissione degli errori commessi, diventati enormemente grandi e per lui ingestibili. Condannato a sedici anni per aver assassinato la sua fidanzata, Chiara Poggi, sette anni or sono, dentro casa della stessa. Il rifugio amorevole e sicuro in cui avevano condiviso giornate intere, abbracci, sesso, libri da studiare, panini da addentare. Quell’uomo schivo ed affettuoso al contempo, che programmava forse un futuro e una famiglia con la sua Chiara, e che, lucidamente, decide di farla fuori perché da lei scoperto nei giochi erotici da computer. La mente si distorce, si mescola rabbia, vergogna, anche paura di non essere perdonati. Ed ecco che il fidanzato perfetto, con endemiche inclinazioni all’efferatezza, può trasformarsi nel più cinico assassino. Estrema arroganza, incapacità di affrontare gli sbagli, di farsi capire. Un sano dialogo mancante tra i due, evidentemente mai esistito o impiegato e nutrito ipocritamente.Tutto a monte: umanità, comprensione, progetti, complicità. Realtà cupa, sconvolgente. Siamo costantemente seduti su una bomba, e appare terribile il suo silenzio prima di scoppiare. Colpevole. Fino a prova contraria.

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LE RIFLESSIONI DI FLORIANA: UN BACIO BASTA A RINCUORARMI

Floriana La Rocca

Floriana La Rocca

di Floriana La Rocca

Nell’antico bar del centro, seduta in un angolo in ombra, sbottono il cappotto e lo discosto dal mio collo ornato di piccoli lapislazzuli. La mente corre su binari paralleli mentre il cameriere chiede cosa portarmi: la gioia per un pomeriggio gioioso e l’amarezza che non risparmia nemmeno il mio connaturato ottimismo. Siedono accanto alla mia poltroncina due anziane signore con accento straniero; parlano sottovoce, una piange. Aspetto il mio tè alla vaniglia, anche una persona a cui ho dato appuntamento, e prima che arrivino tento di metabolizzare un’altra notizia che colpisce come una frustata. L’ennesima. Un uomo Continua a leggere

Fisco infame: impresa fallita, titolare defunto, chiedono i soldi a bimba di 5 anni

Lidia Bellavia

Lidia Bellavia

di Lidia Bellavia

Arriva un avviso di accertamento a sei zeri a due bambini di 12 e 5 anni e alla loro mamma. La colpa? Essere gli eredi di un imprenditore, presunto evasore, deceduto nel 2010. Già così la storia avrebbe dell’incredibile, ma a questo bisogna aggiungere che la contestata elusione fiscale risale al 2004 e che da allora l’Erario non è stato in grado di chiudere la partita. L’imprenditore era accusato di «abuso di diritto», ossia di non aver pagato un milione di tasse attraverso operazioni considerate sulla carta lecite, ma in realtà, per l’accusa, eseguite esclusivamente per pagare meno imposte, senza un vero fine economico. Per questo a inizio aprile la vedova e la figlia più piccola, assistiti dal commercialista milanese Paolo Troiano, si sono presentati negli uffici dell’Agenzia delle entrate. Ma la bambina era così piccina che per mostrarla al vigilante dietro al bancone della reception, è stato necessario sollevarla da terra. Il guardiano non ha fatto un plissé e ha preparato i pass per tutti. Subito dopo i tre sono saliti nell’ufficio del funzionario di turno per il confronto. Alla fine viene stilato il «verbale di contradditorio del contribuente», in cui sono indicati nome e data di nascita dei convenuti. Il funzionario (difficile immaginarlo serio) annota che la «contribuente» più piccola («sig. ra» è l’appellativo di rito) è nata nel febbraio del 2009, mentre il fratello, rappresentato dal commercialista, è del settembre 2002. Una situazione talmente kafkiana che è difficile da descrivere

GROSSETO: MA SONO I ROM I NUOVI RICCHI?

Floriana La Rocca

Floriana La Rocca

DI FLORIANA LA ROCCA

Dissonante, anzi, stonato. Scoprire sei milioni di euro in un campo zingari dentro un materasso sul quale due bambine costrette ad elemosinare dormivano ignare, è alquanto inaccettabile. Dà l’esatta dimensione dell’incongruenza e stortura della nostra realtà. Non finirà mai di stupire questo mondo, e siamo noi a manovrare. E’ tempo di scontri più che d’incontri; di povertà accresciute e ricchezze incontrollabili; di finzioni, millanterie e falsi status. Anche di risi amari, lacrime di rabbia e solitudine. Ci si sente soli per abbandono, sofferenze non lenite o semplicemente per altrui menefreghismo, il cinismo delle Continua a leggere